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Il simplicissimus

Anna Lombroso per il Simplicissimus

A mio papà, finita la guerra, continuavano a chiedere come mai non emigrasse in Israele. E lui “sono italiano, perché dovrei andare in un paese dove comandano la destra e i preti? Mi bastano quelli di qui”. Lo sconcertava quella domanda – antifascista, e non solo perché ebreo, partigiano e non solo perché antifascista e antinazista, ma per contribuire alla liberazione degli uomini dallo sfruttamento e dall’oppressione della povertà, anticlericale e non solo perché laico ma perché considerava il potere ecclesiastico un motore di conservazione e arretramento – aveva provato affetto per la “patria” proprio come dice Edith Stein, non per nazionalismo, con la compassione che si prova per un amico in pericolo, umiliato, maltrattato. Quello che proverebbe oggi, ancora, per l’Italia e gli italiani oppressi, privati come allora di libertà, lavoro, diritti, dignità e futuro. E come un’altra ebrea, Hannah Arendt, anche lei profondamente…

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